Pochi giorni all'inizio della nuova stagione NBA
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mercoledì 5 giugno 2013

Il tributo ad uno dei più grandi: Jason Kidd

Un tiro, un fallo. Un tentativo di penetrazione, una palla strappata con la massima veemenza dalle mani. Era il 1988 quando due ragazzi, uno di 15 e l'altro di 20 anni, si davano battaglia in 1 contro 1 o in partitelle da playground, e il ragazzo di vent'anni voleva per forza di cose smorzare l'ego crescente del quindicenne. A quei tempi un Jason Kidd ancora ai primi anni dell'High School aveva cominciato ad affacciarsi con continuità sui playground di Oakland dopo un vissuto in palestra e "sulle colline", lì dove viveva la sua famiglia, classico esempio di famiglia del ceto medio.
Ma ad aspettarlo sui campi "all'aperto" c'era Gary Payton, uno cresciuto nella cosiddetta "parte ruvida" della città, uno che di playground ne sapeva qualcosa, uno che "imparò" l'arte del trash talking e del gioco duro proprio giocando per la strada (su quei campetti c'erano tra gli altri anche Brian Shaw e un certo Demetrius Mitchell, ma questa è un' altra storia...).

E' proprio da qui che nasce la leggenda, la leggenda vivente di un play che ha imparato a ragionare, a difendere duro, a non ascoltare le provocazioni ma a farsi rispettare, anche perché sapeva rendere contenti tutti con il suo gioco a beneficio del prossimo.

martedì 4 giugno 2013

Una "carriera insieme" : Grant Hill e Jason Kidd si ritirano

Era il lontano 1994 quando al Draft si presentarono due giovani dalle bellissime prospettive. Uno con le stigmati del nuovo play fenomeno vecchio stampo dalle doti di passaggio fuori dal comune, l'altro con l'etichetta pesante addosso di nuovo Jordan per le capacità e le potenzialità lasciate intravedere a Duke. Quei due erano rispettivamente Jason Kidd e Grant Hill. 
Considerato il talento enorme del duo, J.K. venne preso alla 2 e Hill alla 3, solo Glenn Robinson davanti a loro.

venerdì 5 aprile 2013

La meritata Hall of Fame di Gary Payton

"The greatest player in the world". Con questa frase forse un pò troppo altisonante Charles Barkley nel 1999 riconosceva le capacità di Gary Payton, uno che ha dato tantissimo alla Lega. Verosimilmente l'Hall of Famer Goodrich lo definiva meglio quando parlava di lui come "probabilmente la guardia più completa che ci sia mai stata", ma entrambe le affermazioni rispecchiano perfettamente come The Glove fosse visto in campo, del rispetto dei giocatori verso di lui, del riconoscimento che la sua natura di sacrificio in campo arrivava ai tifosi. 

sabato 16 marzo 2013

Dalla sclerosi multipla alla NBA: il cammino di Chris Wright


Gli sarà passata tutta la vita davanti. Tutto quello fatto e tutto quello che sperava e poteva ancora fare. E’ questo uno dei possibili primi pensieri che vengono in mente quando ti diagnosticano l’ipotesi che hai la sclerosi multipla, che poi se confermata genera lo sconforto lasciando in un angolo la labile speranza di uscirne e tornare a come quando quel muro non ti è mai caduto addosso. Ma la vita per lui aveva in serbo altro.

9 secondi circa rimangono sul cronometro prima della fine della gara tra Mavericks e Cavaliers, Chris Wright appoggia un layup e sigla al suo esordio coi Mavs due punti che sono un pezzo di storia.

martedì 12 marzo 2013

La stagione dietro l'infortunio: Derrick Rose

E' il 28 aprile del 2012. Chicago sta vincendo agilmente la gara di playoff contro i Sixers, ma la doccia che attende i giocatori al termine della gara non è calda, ma gelata. Non c'è vero tifo per la vittoria di quella gara, c'è più quella amara incertezza sull'infortunio patito da Derrick Rose, che nel finale di gara si è ritrovato a terra dolorante con il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro che aveva fatto crac. Si parla solo di quel fermo immagine che costerà ai Bulls il proprio fenomeno ai box per un tempo che sembra non finire mai e stagione inevitabilmente compromessa. Da quel momento in poi Derrick Rose rientra in campo con la canotta da gioco solo in pubblicità, con l'Adidas che in uno spot "epico" ne descrive la storia, di una Chicago bloccata, paralizzata, in attesa di ritrovare il profeta in patria che riscuota l'ambiente, distruggendo l'immobilismo di una città e di una squadra a cui manca la sua stella per ricominciare a cullare vere ambizioni e speranze.