Pochi giorni all'inizio della nuova stagione NBA
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venerdì 30 aprile 2010

A TYREKE EVANS IL ROOKIE OF THE YEAR 2010

Mentre San Antonio e Phoenix chiudono le rispettive serie mandando a casa rispettivamente Dallas e Portland, in casa Kings Tyreke Evans può festeggiare, e non perchè tenga in particolare ad una delle due franchigie che hanno appena passato il turno, ma perchè la combo guard di Sacramento è stato nominato Rookie of the year 2010, in una annata che lo ha già proiettato a futura grande stella della Lega e che ha visto molte matricole essere protagoniste.

Evans ha battuto soprattutto la concorrenza di Curry e di Jennings, due che il premio lo potevano portare a casa, ma che nulla hanno potuto contro lo strapotere in termini di importanza e statistiche che Tyreke ha mantenuto alto in tutta la stagione, non bloccandosi nenache dinanzi al "muro" che tanto spaventa i primo anno.

venerdì 5 marzo 2010

ROOKIE OF THE YEAR : ROOKIE RANKINGS


Giunti ormai a meno di una ventina di gare dal termine della stagione regolare, è il momento di dare un'occhiata alle prestazioni dei migliori "volti nuovi" di questa stagione ed analizzare chi di loro ha "sbattuto" contro il temutissimo muro del dopo All Star Game e chi invece non ne sa proprio di mollare sul più bello. Come intuibile, stiliamo una classifica per il Rookie of the year di fine anno.

Di poco fuori dalla top five, ma che meritano citazioni, abbiamo: Taj Gibson, Ty Lawson, Omri Casspi, Jonas Jerebko, Jonny Flynn e Marcus Thornton (quest'ultimo non è in alto più perchè non è stato costante per tutto l'arco della stagione piuttosto che per le prestazioni che ultimamente sta sfoderando).
5. DeJuan Blair
Per quello che mette in campo in rapporto all'esiguo minutaggio concessogli, 7.9 punti e 6.2 rimbalzi in poco più di 18 minuti di impiego, sarebbe già di per sè materiale per considerarlo un ottimo giocatore, inoltre la sua capacità di portarsi a spasso quel corpo (sono 120 kg) e la sua innata capacità di intuire la traiettoria del pallone a rimbalzo, fanno salire maggiormente le quotazioni di questo giovane centro. La determinazione e la grinta che mette sotto le plance ovviando alla sua statura, sottodimensionato per il ruolo che occupa (2 metri appena), sono cose che chi sta in campo con lui nota molto e non può non apprezzare, non a caso Evans per averci giocato assieme anche solo una volta (Rookie Challenge) ha voluto dividere il premio di MVP di quella gara con lui. Se giocasse 40 minuti a gara produrebbe 17.6 punti di media e 13.6 rimbalzi e forse si poteva tranquillamente parlare di Rookie dell'anno (giocatore in posizione numero 1 permettendo).

4. Brandon Jennings
Fino a pochi mesi fa l'ex Roma era dato in cima ad ogni lista che trattava di questo argomento. Come direbbero i matematici, Jennings = Rookie of the year era un'identità, ma è stato probabilmente la vittima più illustre di quel "sistema" che se si abitua a vederti fare grandi cose poi ti snobba se non riesci a mantenere quella scia. Più o meno è successo questo a Brandon che dopo partite da go-to-guy, da stella, è calato come succede molto spesso in questi mesi ed ha cominciato a giocare a livelli più normali. Le sue cifre ed il suo apporto alla squadra sono sempre ragguardevoli, ma sta soffrendo l'accoppiata con Salmons (forse deve solo trovare alchimia) e la scarsa percentuale al tiro che da un pò di gare lo sta accompagnando.

3. Darren Collison
E' vero ha cominciato a fare exploit solo da poco tempo e come il suo compagno di squadra, Thornton, ha sfruttato ottimamente l'assenza di Chris Paul, ma a differenza dell'altro rookie, Darren ha avuto meno occasioni di mettersi in luce quando c'era in campo la stella degli Hornets, però ogni qual volta che il funambolico play mancava all'appello, Collison ha sempre risposto presente e lo ha (e lo fa ancora adesso) rimpiazzato eccellentemente. Non solo non lo sta facendo rimpiangere nello smistamento dei palloni e nella gestione dei giochi, ma sta dimostrando anche una capacità realizzativa discreta e di saper tenere il campo anche per molti minuti (45 e spiccioli nelle ultime gare dove viaggia a 10,6 assist di media e 20.6 punti !). A questo punto l'unica motivazione che non potrebbe far trionfare l'ex UCLA è il breve periodo in cui sta sfoderando tutto ciò in confronto a chi invece gioca così dall'inizio dell'anno, ma come faceva ad essere altrimenti con davanti Paul?

2. Stephen Curry
Partenza in sordina per Stephen che ha faticato un pò all'inizio a trovare la dimensione giusta anche perchè la gestione Don Nelson non risalta molto i giovani, soprattutto i rookie (vedi Belinelli), ma poi Curry ha cominciato a macinare il suo gioco fatto di penetrazioni, assist ma soprattutto conclusioni dalla media-lunga distanza col vizietto, sovente, di entrare. La consacrazione, il salto di qualità definitivo che lo ha portato a questa seconda piazza, è stata l'assenza forzata del leader dei Warriors (molto simile per gioco e corpo a Curry), Monta Ellis. Ha imparato a portarsi sulle spalle la squadra ed ora viaggia a 15.6 punti 4.2 rimbalzi e 5.3 assist, è vero che nel sistema run & gun le statistiche sono gonfiate ma comunque il talento è innegabile e quelle cifre non le fai se non hai abilità elevate.

1. Tyreke Evans
Non poteva non essere lui il più probabile vincitore della matricola dell'anno. Il mini LeBron James, così lo si sta considerando nell'ambiente, per via di quel corpo da ala piccola di quasi 2 metri (è solo 3 cm dall'altezza di Blair) capace però di portare palla e trattarla come i grandi play sanno fare. Le tre palle perse a gara possono si essere molte, ma fatte da un rookie che gestisce praticamente tutti i possessi sono decisamente accettabili. Per arrivare a The King ha ancora molta strada da fare e deve ancora lavorare in palestra ma intanto ha già convinto la dirigenza ad eleggerlo leader di adesso e del futuro dei Kings, scalzando anche Kevin Martin per farlo crescere appieno e dargli tutto lo spazio di cui ha bisogno. Viaggia a 20.3 punti, 5.4 assist e 4.9 rimbalzi, il tutto senza eccessivi cali e soprattutto è così dall'inizio e non sembra fermarsi neanche davanti al Rookie Wall.

domenica 3 gennaio 2010

I MIGLIORI ROOKIE DI QUESTA STAGIONE NBA PARTE 2

In questo inizio di stagione molti sono stati i rookie che hanno dato dimostrazione di come nella NBA potranno lasciare qualcosa di più di qualche mera e sporadica partita con su scritto il proprio nome tra i partecipanti, regalando alle proprie squadre e regalandosi già soddisfazioni personali che li proiettano come future speranze, o in alcuni casi come quelli analizzati nella prima puntata della rubrica, certezze assodate. Si, perchè Brandon Jennings, Tyreke Evans e Dejuan Blair ormai sono già sicurezze per i propri team che in loro vedono giocatori pronti ad aiutare la squadra e a contribuire in maniera sostanziosa anche al futuro sostentamento della franchigia, ovviamente in modo diverso, Blair si inserisce in un contesto vincente dove è anche più difficile ritagliarsi spazio e capire cosa è necessario portare alla causa e per questo sta veramente facendo del bene con San Antonio.

Ma non solo loro tre sono riusciti a dimostrare di valere una chiamata al draft, a discapito di altre promesse, lasciate fuori a rimurginare su un sogno ormai difficile da trasformare in realtà, altri giocatori sono arrivati alla Terra Promessa e stanno contribuendo sempre più a renderla un posto eccezionale ed ambito.

Omri Casspi, Ty Lawson e Tyler Hansbrough sono solo altri tre nomi dei quali vogliamo analizzare questa prima metà di stagione perchè autori di prestazioni solidissime e autorevoli e perchè tre giocatori accumunati dalla caratteristica di essere stati considerati ad inizio annata come tre dei cestisti più pronti e formati dal punto di vista fisico e tecnico.

Omri Casspi è quell'ala di 2 metri e 6 che dà a Sacramento un giocatore dalla doppia dimensione dentro-fuori che aiuta a variare molto gli schemi e che regala versatilità e poliedricità. La sua "fortuna" è stata quella di abituarsi da subito ai ritmi NBA incessanti e di trovarsi in un contesto come quello di Sacramento dove il vero lavoro annuale è quello di crescere i giovani su cui puntare per il futuro e non quello di vincere nell'immediato. La sua crescita è continua tanto da essere migliorato costantemente da inizio anno e il suo tiro da tre è sempre più affidabile e un'arma su cui contare per allargare le difese avversarie grazie alla sua precisione chirurgica che gli dà il 46,9% da fuori. Per la sua altezza ha dimostrato anche un ottima agilità e spesso in difesa garantisce buona presenza a rimbalzo. Nelle ultime tre partite ha sfornato prestazioni da ventello e passa condendo con rimbalzi e percentuali alte in tutti i settori del campo. La speranza più grande di Sacramento è che si trasformi in un Manu Ginobili meno veloce ma più alto e rimbalzista.

Ty Lawson, personalità e concretezza, aggettivi che si accostano subito al suo nome e che descrivono al meglio le prestazioni del play, soprattutto quando come questa notte ha dovuto sopperire da solo in cabina di regia alla mancanza del Generale (non una mancanza da poco per questi Nuggets rinati dopo il suo arrivo). La giusta scelta per Denver che aveva bisogno di un secondo regista che garantisse affidabilità quando Billups deve rifiatare e al quale lo stesso Billups può insegnare a guidare una squadra avendo come base un giovane che sa già tenere in mano e gestire veterani. Fa quello che gli viene richiesto, non accentra il gioco e coinvolge bene i compagni, nelle ultime partite sta migliorando sostanzialmente e finora tirando abbastanza bene è riuscito a guadagnarsi un buon minutaggio a volte anche accanto allo stesso Billups come guardia.

Tyler Hansbrough anche se è incostante sta dando una grossa mano alla franchigia dell'Indiana che per contro nelle ultime partite gli sta dando molta fiducia. Accanto ai titolari Hibbert e Murphy lui è il terzo lungo, quel giocatore che dalla panchina porta energia e peso a rimbalzo. Per percentuali è veramente lontano dal 48-50% che si richiede ai lunghi ma la sua importanza in campo si vede per le piccole cose e per l'emergere della sua "rabbia" agonistica che lo porta a guadagnarsi liberi e rimbalzi. Le ultime partite anche se si registrano percentuali orrende al tiro, ha dimostrato come alla fine riesca a rendersi utile, cosa importante per il proseguo della sua carriera che può prendere il volo se riesce ad aggiustare la mira. Nell'ultimo mese la sua crescita ha avuto un boom migliorando in quasi tutte le statistiche.

venerdì 18 dicembre 2009

I MIGLIORI ROOKIE DI QUESTA STAGIONE NBA PARTE 1

Il draft, bella incognita. Troppo facile sarebbe che le prime chiamate corrispondessero sempre ai migliori prospetti, però si parla sempre di scout e di giocatori, persone dunque, cioè le variabili più bizzarre a questo mondo e quindi talvolta ci si può sbagliare o, ottimisticamente, si può indovinare la scelta giusta.

I parametri non statici sono troppi e non sono quasi mai visibili su un foglio di carta e quindi ogni tanto è interessante lanciare uno sguardo su quei rookie che più si sono distinti nelle loro rispettive squadre, non solo per cifre individuali ma anche in relazione al loro ruolo nel team.

Quindi oggi inauguriamo questa nuova rubrica (e fra qualche giorno ce ne sarà anche un'altra) che ogni tanto tornerà a farvi visita.

Quando si parla di rookie 2009/2010 il primo nome che in questo momento balza in cima alla lista dei desideri e delle sorprese è sicuramente quello del funambolico play dei Milwaukee Bucks, Brandon Jennings. Il rookie in grado di mettere 55 punti in una singola partita, divenuto subito il go-to-guy dei suoi, complici le continue forzate assenze di Michael Redd per infortuni vari. Un'annata difficile a Roma lo ha fatto crescere moltissimo soprattutto di mente e la testa è sicuramente uno dei fattori che fa la differenza in un giocatore. E' l'esempio lampante di come il draft sia una scienza inesatta, chiamato alla decima scelta dopo giocatori come Thabeet e Jordan Hill che stanno faticando moltissimo quest'anno.
Jordan Hill, appunto. New York voleva un play veloce, tiratore, bravo nel traffico, ma dopo essersi vista sfumare Ricky Rubio, Jonny Flinn e Stephen Curry ha ripiegato su un lungo tutto da crescere snobbando Jennings che ha praticamente tutte quelle qualità sopra citate. Ma il draft è il draft. 20.7 punti 6.0 assist 3.8 rimbalzi per un primo anno...

Se Milwaukee ha fatto il colpaccio, Sacramento ha vinto la sua scommessa. Fino a pochi giorni prima del draft tutti davano Rubio in California e nessuno avrebbe creduto che se fosse arrivato alla quarta chiamata i Kings se lo sarebbero lasciati sfuggire, perchè Ben Udrih seppur un buon giocatore non è uomo da 35 minuti a gara partendo titolare. Eppure a Sacramento si è preferito lasciar scivolare il talento spagnolo e puntare su un altro grande play con abilità più da guardia per la verità, Tyreke Evans. Lo scetticismo era d'obbligo, eppure ora Rubio, causa clausole in denaro e mentalità non troppo coinvolta nella NBA, adesso è in Europa per altri due anni (forse) mentre Evans sta facendo scintillare gli occhi ai californiani divenendo già titolare fisso e secondo violino dopo Martin. Ottimo tiratore, discreto passatore e pure rimbalzista, da rivedere ancora il tiro da oltre l'arco. 20.3 punti 5.10 rimbalzi 5 assist

Fin qui comunque si parlava di scelte alte, chiamate che lasciavano già presagire futuri importanti, ma azzecare perfettamente una settima scelta al secondo giro, cioè alla 37 complessiva, è notevole, si parla di DeJuan Blair, preso senza troppi convenevoli da San Antonio che ringrazia e porta a casa il futuro lungo degli Spurs. E' straordinario quello che sta facendo in relazione all'esiguo minutaggio concessogli, in poco più di 14 minuti porta alla causa 6.5 punti e 5.3 rimbalzi. Non possiede i centimetri che aiutano a dominare nel pitturato, ma la mentalità che possiede (alla fine si torna sempre lì come fattore chiave) e la sua grinta, lo portano a figurare benissimo almeno fino ad ora.

Giuste citazioni se le meritano Jonny Flinn, ormai titolare fisso della derelitta Minnesota e Omri Casspi, uno dei pochi che non ha risentito minimamente del passaggio oltre oceano e al lungo adattamento che questo comporta anche come stile di vita. Inoltre abbiamo anche Chase Budinger, preso alla 44, Taj Gibson (26esima chiamata) e Jonas Jerebko (39esima) a completare il pacchetto dei migliori rookie di questo avvio di stagione NBA.

Come già citato, in uno dei prossimi post inaugureremo anche un'altra nuova interessante rubrica.