Fin dalla sua prima partita ufficiale NBA, Lillard ha lasciato un segno, ha fatto presagire che ci potesse essere in lui qualcosa di speciale e magari anche volendo da subito far annotare il suo nome, un pò meno chiacchierato ad inizio anno rispetto a molti dei suoi "colleghi" rookie. E la sua continuità, il suo talento, le responsabilità crescenti avute lo hanno trasformato nel più ovvio dei rookie of the year, al pari di Blake Griffin quando fu votato lui ROY.
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venerdì 3 maggio 2013
Lo scontato Rookie Of the Year: Damian Lillard
C'erano dubbi?
Fin dalla sua prima partita ufficiale NBA, Lillard ha lasciato un segno, ha fatto presagire che ci potesse essere in lui qualcosa di speciale e magari anche volendo da subito far annotare il suo nome, un pò meno chiacchierato ad inizio anno rispetto a molti dei suoi "colleghi" rookie. E la sua continuità, il suo talento, le responsabilità crescenti avute lo hanno trasformato nel più ovvio dei rookie of the year, al pari di Blake Griffin quando fu votato lui ROY.
Fin dalla sua prima partita ufficiale NBA, Lillard ha lasciato un segno, ha fatto presagire che ci potesse essere in lui qualcosa di speciale e magari anche volendo da subito far annotare il suo nome, un pò meno chiacchierato ad inizio anno rispetto a molti dei suoi "colleghi" rookie. E la sua continuità, il suo talento, le responsabilità crescenti avute lo hanno trasformato nel più ovvio dei rookie of the year, al pari di Blake Griffin quando fu votato lui ROY.
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Francesco e Angelo Cerbone
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mercoledì 28 novembre 2012
Rookie in progress: Gli ostacoli per una matricola e il primo quintetto della classe 2012
Si dice, giustamente, che il ritmo NBA (inteso come stile di vita) per un rookie sia un ostacolo in più che si aggiunge all'ambientamento al nuovo gioco, ai nuovi compagni più esperti e smaliziati, alla diversa fisicità e anche al diverso ruolo in squadra. Molti ragazzi arrivano con lo status addosso di essere dei leader del proprio gruppo, delle celebrità nel proprio campus, senza troppe responsabilità sulle spalle e senza aver in mano tutti quei soldi che spesso e volentieri ti fanno gestire la vita diversamente. La difficoltà di allenamenti regolari, la stanchezza di tenere fisicamente e mentalmente tutte quelle partite ravvicinate hanno caratterizzato in primis quello che si chiama il rookie wall, quello scoglio che da circa Febbraio fa vacillare anche un buon rookie fino a quel momento. Ovvio che non è condizione imprescindibile cadere nella rete di questo "mito" e spesso è il ripetersi, le aspettative che circondano il giocatore ad essere il fardello più pesante da gestire.
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Francesco e Angelo Cerbone
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28.11.12
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