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sabato 25 agosto 2012

Il ritorno di una contender: i Los Angels Lakers

In quel di Los Angeles, sponda Lakers, non si è mai nascosto che l'idea di cavalcare l'estro dell'uomo franchigia Kobe Bryant fino a che regge gli altissimi livelli di gioco è l'unica via che si vuole percorrere, che poi nella fattispecie coincide con la cosa più giusta da fare, sia per puntare a rimanere competitivi sia per onorare la carriera di un atleta che ha ancora tanto da offrire. Ma il piano quest'anno ha superato le aspettative più rosee. In primis, l'aggiunta di un altro veterano che può associarsi un pò al discorso fatto in precedenza su Bryant, Steve Nash. Il play è pronto a lottare per il titolo, è pronto ad offrire il suo solito contributo con la genialità che lo ha sempre contraddistinto, quella caratteristica che lo renderà sempre uno dei migliori, nonostante l'età che avanza.

Ed ecco che il progetto ha poi trovato il definitivo compimento con l'arrivo di Howard. Eccellenti mosse e i Lakers sono nuovamente da inquadrare come minimo nella top three delle contender all'anello.
Un roster completo, una scelta di guardare al presente col senno di pensare al domani in un altro momento, perché quello che conta ad oggi nell'ambiente losangelino è ritornare a guardare tutti dall'alto.


Un quintetto completo, con caratteristiche dei giocatori che ben si amalgamano e toccano quasi tutti i punti di forza di un team in generale. 
Il pacchetto lunghi titolare (Howard-Gasol) incarna il connubio tra forza e tecnica, difesa e gioco in post, rimbalzi e capacità di passaggio, tiro dalla media distanza e conclusione di prepotenza sullo scarico. Magari il piccolo difetto lo si ha pensando a chi esce dalla panchina, con Antawn Jamison oramai in più che piena fase calante e Jordan Hill migliorato ma ancora incostante. Manca un vero lungo tiratore ma sembra che nel gioco previsto dagli schemi di Mike Brown potrebbero bastare gli occasionali shoot di Gasol e Jamison.

Poi, passando agli esterni, un play che ama passare la palla, punisce con il tiro da fuori e sa creare dal palleggio e in penetrazione, costruendo sia per se che che per gli altri. Pensare ad un pick 'n roll tra il canadese e Dwight con la variante dal perimetro (e che variante) Kobe Bryant è qualcosa da dream team. A coprire le spalle a Nash ci sono Blake e Duhon due buonissime riserve che possono contenere bene i minuti che Steve è fuori, poi probabilmente porteranno la palla ed inizieranno l'azione ma sarà Kobe a gestire realmente la maggior parte di quei possessi.

World Peace darà il suo in fase difensiva, e anche se ormai il suo periodo d'oro è lontano, rimane uno dei più solidi difensori per intensità e gioco duro, uno sfiancante marcatore che ottempera alla volontà di non far mai passare nessuno senza avergli prima tolto il fiato.

Una franchigia dai pochi punti deboli, giusto un pò la panchina essendo corta di nomi che realmente possono dare un contributo sostanzioso, ma che sia questo forse il monito per la crescita di qualche giovane.

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1 commento:

  1. Anonimo26.8.12

    Il problema rimane la marcatura del play avversario, oltre a una panchina piuttosto scarsa...

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